complimenti x il sito…è una vera esigenza x un problema mondiale!!!!cmq funziona buttare una grande quantita di acqua a pressione…in bokka al lupo a tutti!!!!!!!!!
Visto che sulla rete si trovano informazioni frammentate e poco chiare sull’argomento ho deciso di fare questo post sull’argomento per chiarire le acque
..
Potremmo anche dire in modo più elegante “si è ostruito il water”, ma l’espressione “si è tappato il cesso” rende sicuramente più l’idea sulla gravità del problema.
Se non si ha la fortuna di avere più bagni in casa il problema è serio e va risolto al più presto.
Approcciamo il problema scientificamente.
Si tratta di un problema idraulico, il “liquido” non esce e ristagna in quanto il condotto di deflusso delle acque nere si è ostruito a causa di un miscuglio di materiale non ben identificato…
Come fare quindi a ristabilire il corretto funzionamento dell’ indispensabile sedile ?
Ci sono due metodi principali, quello meccanico e quello chimico: con il primo si rischia di sporcarsi le mani, con il secondo un po meno ma bisogna fare attenzione.
Il metodo meccanico è quello che più si presta a varianti “creative”, non sempre efficaci però.
Aspetto numerosi commenti sull’argomento, comunque, principalmente, questo metodo prevede l’uso della “ventosa sturacessi”, un indispensabile accessorio da tenere (pulito) sempre nel mobiletto sotto il lavandino.
Essa è costituita appunto da una ventosa in gomma accoppiata a un bastone di legno della lunghezza di un mezzo manico di scopa.
Prima del suo utilizzo occorre verificare che l’accoppiamento ventosa/manico sia consistente in quanto un eventuale distacco non potrebbe far altro che peggiorare il problema.
La ventosa può essere fatta lavorare a secco oppure in umido, io preferisco in umido in quanto quelle poche volte che l’ho usata a secco non ha mai funzionato.
Si immerge la ventosa nel liquido facendo in modo che vada ad aderire al meglio alla bocca del vaso, a questo punto con due mani tramite il bastone gli si imprime un energico movimento alto/basso.
Se siamo fortunati le sostanze che hanno provocato il blocco si muoveranno o si sfalderanno e l’acqua defluirà correttamente.
Bisogna insistere e non darsi per vinti. Provare per almeno 10 minuti.
Se non si ha successo si può passare al cosiddetto metodo del “fil di ferro”, che consiste nell’utilizzo di una serpentina di acciaio che viene introdotta nel vaso facendola roteare.
Il concetto è che essa, incontrando il blocco, vi penetri e lo scompatti.
In vendita in ferramenta è anch’essa un indispensabile accessorio che non dovrebbe mai mancare in casa.
Se non si ha a disposizione tale attrezzatura l’unica soluzione è mettere un guanto e cercare di risolvere la situazione con un po di fantasia, magari usando uno straccio a mo di ventosa.
Per completezza c’è da dire che in commercio esistono anche degli arnesi ad aria compressa (4 bar), non oso pensare agli schizzi che possono provocare se non correttamente usati
Veniamo al metodo chimico, che consiste nell’utilizzare degli acidi più o meno diluiti.
Si va in ferramenta e si compra un liquido per stappare lavandini o cessi, io preferisco le versioni “per uso professionale” (praticamente acido solforico al 75% ) .
Si usa attenendosi scrupolosamente alle istruzioni riportate.
Non è un gioco, sono concentrazioni molto alte che al contatto con la pelle provocano gravi ustioni.
Quindi se passate al metodo chimico, compratevi occhiali, guanti e mascherina e ricordate di aprire tutte le finestre prima di versare lentamente l’acido nel vaso, a distanza di sicurezza, cioè non ci state sopra quando lo versate perchè l’acido a contatto con le sostanze presenti nel vaso sprigiona gas tossico.
Ripeto quindi che non è uno scherzo ed occorre attenersi sempre a quanto scritto nella confezione del liquido sturacessi !
Io preferisco il metodo meccanico, più sporco ma sicuramente meno pericoloso.
Se tutto fallisce e non abbiamo intenzione di chiamare l’idraulico allora occorre smontare il vaso o cesso che dir si voglia e analizzare meglio il “problema”… ma se siete in grado di farlo probabilmente non vi serve questa guida
Finisco con un disclaimer:
questa è solo una piccola guida basata sull’esperienza dell’autore in merito all’argomento trattato che non può ritenersi responsabile di eventuali danni provocati nel seguirla: nel dubbio consultare sempre un professionista del settore…
Stai leggendo “ come sturare un cesso ”, un post di Fabrizio Zellini
complimenti x il sito…è una vera esigenza x un problema mondiale!!!!cmq funziona buttare una grande quantita di acqua a pressione…in bokka al lupo a tutti!!!!!!!!!
chiamare una ditta di spurghi alla fine e piu veloce e meno pericoloso
ovviamente sono uno spurghista!
Allora ci fai lo sconto
Allora avevo un problema con un water pieno fino all’orlo di carta, letame, piscio e quant’altro.. praticamente era una pattumiera.. allora ho versato il mister muscolo e però nessun effetto. allora ho trovato in casa un atrezzo di metallo e ho cominciato e scavare nelle profondita per quasi un ora lottando con vari pezzi di cacca e oggetti plastificati, e il letame e tutto il resto è sceso ed è tornato come prima! si può di nuovo rilassarsi nel nostro momento più bello della giornata. grz di cuore..
Grazie mille! mi hai salvato il cesso!
Da non sottovalutare la combinazione straccio+filo a molla…dopo circa 2 ore di tentativi siamo riusciti a stappare il cesso in questo modo…l’informazione è potere!!
Trucco appreso tanti anni fa in quel del 60° Col di Lana a Trapani, dove i cessi otturati erano una costante della vita. Prendete un bastone da scopa e avvolgete sulla punta dello stesso un paio di stracci fino a creare un malloppo leggermente più grande del foro di raccolta del cesso e legateli bene con dello spago ( mi raccomando!!). riempite d’acqua il cesso ( se già non lo fosse) e pistonate in modo deciso cercando di evitare schizzi. Un paio di colpi ben assestati con movimento su / giù ed il gioco è fatto.
Vi racconto la mia esperienza.
Domenica dopo aver cenato a casa mia, sono andato , munito di libro , nel mio “ufficio”, per un impellente parto, quello che ho generato, dopo uno sforzo non sottovalutabile , era un sottomarino che sembrava una via di mezzo tra il Nautilus di capitano Nemo e il sovietico Kursk.
Il varo è stato difficile, una volta poi uscito l’ho visto ballonzolare in maniera goffa nell’acqua bassa.
A quel punto ho deciso ti tirare lo sciacquone per dargli acqua, attivare le leggi di Archimede sulla spinta idrostatica e farlo uscire dal “porto” che l’ho ha visto nascere per il mare aperto.
L’acqua ei è riversata copiosa nel bacino di carenaggio e il sottomarino e scomparso tra i flutti.
Ma .. ma … forse complice il mare troppo mosso, le correnti trasversali e l’equipaggio novizio, il tutto si deve essere incastrato all’uscita a sifone del porto. Sul primo momento ho pensato ad un errore progettuale, forse la torretta troppo pronunciata, forse il rapporto sezione lunghezza errato, eppure tra progettazione ed esecuzione ci ho messo molte ore “lavoro”.
Impaurito del livello raggiunto dall’acqua all’interno della zona “portuale” ho atteso con ansia il cambio marea, per fa intervenire subito Mr. Muscolo nel tentativo di districare la situazione, ma senza esito.
Così passa tutta la notte …. E si arriva a lunedì.
Orami il panico mi attanagliava, cosa fare …. Ricerco una risposta sul web, un primo suggerimento mi arriva dal Polo Mantenimento Armi Subacque della Marina Militare …. Suggerisce bombe di profondità ….la decisone mi pare troppo drastica e pericolosa per l’incolumità della mia tazza ..emmhh scusate porto. La NASA non mi è di aiuto ….. ma alla fine siete arrivati VOI con il suggerimento dell’asciugamano.
Corro a casa, preparo la micidiale arma, ne viene fuori un affare dalle forme paurose, ricorda vagamente la mazza di una campana Tibetana ….. ma sono fiducioso.
Vado al bagno e ……..ZACCCC ………. Colpo preciso , come se dovessi arpionare Moby Dick, odo un pauroso riflusso, segno che le vie sono libere, il mio sottomarino è in viaggio verso mari aperti, ero orgoglioso.
Avrei voluto chiamare i figli intorno a me e fargli vivere questo glorioso momento.
Spero che l’uscita forzata del mio U-Boote non abbia danneggiato il suo scafo, ci ho messo tanto per farlo , e già lo vedo ora in pieno Adriatico, che solca le onde e tiene bene il mare.
Grazie …. Mi avete fatto sentire un po’ marinaio.
Ora l’ingegnoso marchingegno, fa bella mostra di se, ancora gocciolante, appeso sul muro di casa, testimone di un giorno di gloria. Trofeo che conserverò per i miei discendenti e sempre pronto all’uso per nuovi vari.
Grazie
Capitano di Corvetta Henrich von Lisen
Complimenti al Capitano di Corvetta Henrich von Lisen, un vero eroe … Tanta ispirazione e poesia da un Cesso domestico, chissà quali doti artistiche ed estro aulico scopriresti infilando la testa dentro un tombino…
XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>
10 Commenti
commenta | feed commenti [?] | trackback uri [?]